Il consiglio nazionale sostiene il servizio pubblico

Un commento dell’SSM sul dibattito svolto in occasione della revisione della legge radio/TV di Philipp Cueni

In futuro tutti i nuclei famigliari dovranno pagare il canone radio/tv. Con questa decisione il Consiglio nazionale riconosce l’importanza del ruolo giocato dai media di servizio pubblico del dibattito democratico. Tutte le mozioni dell’UDC, con il sostegno parziale del PLR, volte a indebolire la SSR sono state rifiutate. La ministra a capo del DATEC Doris Leuthard, ha chiaramente riconosciuto il ruolo svolto dalla SSR.

Per i professionisti dei media è importante che sia stata rifiutata la proposta di integrare il canone nell’imposta federale. Questo avrebbe gravemente compromesso l’indipendenza dei media di servizio pubblico nei confronti dello Stato e dei partiti politici.

Diverse voci da più fronti hanno richiesto che la missione del servizio pubblico audio visivo sia ridefinita. Cosa deve offrire? Che cosa non dovrebbe più rientrare nelle sue prestazioni? Non abbiamo obiezioni di principio all’apertura di questo dibattito. Tuttavia non deve essere condotto come vorrebbe l’UDC, con il solo intento di ridurre drasticamente il mandato della SSR. Le sue proposte già fatte in questo senso sono tutte state scartate.

Quello che ha scioccato del dibattito condotto in seno al Consiglio nazionale, è la convergenza di UDC, Associazione degli Editori (Médias susse) e di Economiesuisse contro la SSR. Sebbene le stazioni radio e tv private non siano soggette ad alcuna riduzione di programmi, le tre associazioni vorrebbero ridurre i programmi della SSR. Una restrizione che non apporterebbe nessun beneficio alle radio e tv private, ma limiterebbe l’offerta per il pubblico.

L’SSM è rammaricato del fatto che il Consiglio nazionale abbia rifiutato con un risicato scarto di voti di destinare il surplus della tassa di ricezione alla formazione dei collaboratori delle radio e tv private. La questione è ormai nelle mani del Consiglio degli stati.

 

 

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