Ripercorrere oggi la storia dell’asilo nido, a distanza di 25 anni, significa tornare a un periodo in cui parlare di conciliabilità tra famiglia e lavoro, di pari opportunità e di strutture aziendali dedicate alla prima infanzia aveva un carattere fortemente innovativo.
Il progetto prese concretamente avvio il 3 marzo 2000, quando l’SSM presentò alla direzione RTSI un progetto accompagnato da uno studio di fattibilità per la creazione di un asilo nido aziendale. La proposta venne successivamente sottoposta alla Direzione e si decise di istituire una commissione incaricata di approfondire il progetto.
Fin dall’inizio, tuttavia, l’idea andava oltre una semplice questione organizzativa. Alla base vi era la convinzione che un’azienda moderna dovesse creare le condizioni affinché le proprie dipendenti e i propri dipendenti potessero conciliare gli impegni professionali con quelli familiari. Il progetto veniva inoltre considerato un investimento: trattenere personale qualificato significava anche valorizzare nel tempo la formazione e le competenze sviluppate dalle collaboratrici e dai collaboratori.
Una questione di pari opportunità
Un elemento centrale era quello della parità tra donne e uomini.
La documentazione dell’epoca richiama esplicitamente la Legge federale sulla parità dei sessi, entrata in vigore il 1° luglio 1996, e il principio costituzionale dell’uguaglianza tra donna e uomo, inoltre il CCL prevedeva la negoziazione con l’SSM di misure volte a promuovere le pari opportunità, comprese condizioni quadro che permettessero di conciliare gli obblighi professionali con quelli familiari.
Lo stesso gruppo di riflessione sulle pari opportunità aveva individuato nell’esistenza di un asilo nido all’interno della RTSI una misura importante in questo senso.
Il tema, d’altra parte, non riguardava soltanto la RTSI. Nel materiale dell’epoca si ricordava come la Svizzera fosse in ritardo, rispetto ai Paesi del Nord Europa, nell’offerta di strutture per la custodia extrafamiliare dei bambini. Anche l’Unione svizzera degli imprenditori sosteneva allora la necessità di aumentare il numero degli asili nido per favorire la conciliabilità tra famiglia e professione.
Dal progetto alla realtà
Nel maggio del 2000 l’SSM chiese una decisione di principio sulla creazione dell’asilo nido, prima di procedere alle indagini tra le persone interessate. La Direzione RTSI si dichiarò disposta a entrare nel merito del progetto, previo studio di fattibilità.
Nel giugno dello stesso anno venne quindi distribuito un primo formulario e organizzata una riunione informativa. La risposta fu significativa: 25 persone manifestarono il proprio interesse. Dalle risposte emerse inoltre l’opportunità di prevedere fin dall’inizio un’apertura durante tutta la giornata.
Durante l’estate seguirono sopralluoghi e contatti con gli uffici competenti, con il Comune di Comano e con altri asili nido cantonali e privati. Nel settembre 2000 venne inoltrata al Comune di Comano la domanda di costruzione e, nel novembre dello stesso anno, arrivò il relativo permesso.
Nell’ottobre 2000 venne inoltre inviato un secondo formulario, questa volta sotto forma di pre-iscrizione. Il progetto prevedeva un’apertura tra gennaio e febbraio 2001 e un orario giornaliero dalle 8.00 alle 18.30. Nel dicembre 2000 l’SSM sollecitò quindi l’attuazione concreta della struttura.
Una scelta che conserva tutta la sua attualità
Rileggere oggi quei documenti fa un certo effetto. Molte delle domande poste allora sono ancora le nostre: come conciliare famiglia e lavoro? Come evitare che la nascita di un figlio penalizzi il percorso professionale? Come distribuire più equamente tra donne e uomini il lavoro di cura? E quale responsabilità deve assumersi un’azienda nel creare condizioni di lavoro realmente compatibili con la vita familiare?
La posizione sostenuta allora era molto chiara: la realizzazione dell’asilo nido non doveva dipendere unicamente dai risultati di uno studio di fattibilità, ma rappresentare una decisione di principio. Significava offrire alle collaboratrici e ai collaboratori un’opportunità concreta per conciliare famiglia e lavoro e, allo stesso tempo, favorire una migliore ripartizione del lavoro dentro e fuori casa tra donne e uomini.
A distanza di 25 anni, forse è proprio questo l’aspetto più importante da ricordare.
L’asilo nido non rappresenta soltanto un servizio destinato ai genitori di bambini piccoli. È il risultato di un percorso, di una lotta sindacale e di una precisa idea del mondo del lavoro: le pari opportunità hanno bisogno di condizioni concrete per diventare realtà.
Un percorso che è proseguito tra difficoltà e problemi, e che richiede ancora oggi attenzione e impegno per rispondere ai bisogni delle famiglie.
Celebrare questi 25 anni significa quindi non soltanto guardare con soddisfazione a ciò che è stato realizzato, ma ricordare che conquiste come questa non sono nate da sole. Sono il risultato di persone che hanno individuato un problema, avanzato una proposta e lottato affinché quella proposta diventasse realtà.
E forse è anche un’occasione per guardare avanti e chiederci quali siano oggi le nuove misure necessarie affinché la conciliazione tra vita professionale e familiare non rimanga un principio sulla carta, ma continui a tradursi in realtà.