Una protezione affidabile delle fonti è fondamentale affinché gli informatori e le informatrici possano segnalare ai media eventuali irregolarità. Già solo l’incertezza sul fatto che la loro identità rimanga segreta può dissuaderli dal rivolgersi a una redazione. Questo «effetto dissuasivo» fa sì che informazioni di interesse pubblico non arrivino affatto all’opinione pubblica. Eppure, già oggi la protezione delle fonti non è assoluta. La legge attuale prevede un elenco ristretto di eccezioni. Un’ulteriore restrizione non è quindi né necessaria né sufficientemente motivata. Proprio le informazioni provenienti da autorità o aziende possono essere decisive per smascherare irregolarità di notevole interesse pubblico.
Contro le due iniziative (mozione 26.4051 e postulato 26.4052) si è formata ad hoc un’ampia alleanza del settore dei media. Comprende associazioni di categoria di tutte le regioni linguistiche, sindacati, organizzazioni giornalistiche e tanti altri attori del settore dei media di diversi orientamenti politici. Insieme chiedono al Consiglio degli Stati di respingere la mozione e il postulato. Il punto di partenza del dibattito politico sono state soprattutto alcune indiscrezioni legate alla pandemia di Covid. L’analisi di questi singoli casi non deve però portare a indebolire la tutela delle fonti nel suo complesso e, con essa, uno dei fondamenti del lavoro giornalistico. Chi protegge le fonti in modo meno affidabile rischia che in futuro gli abusi rimangano nascosti.
Lettera dell’alleanza dei media ai membri del Consiglio degli Stati