Di seguito trovate il testo dell'articolo a pagina 6 del numero di febbraio de "I diritti del Lavoro" del Vpod.
In difesa del Servizio Pubblico!
L’iniziativa “200 franchi bastano” viene spesso presentata come una misura di risparmio limitata al settore radiotelevisivo. In realtà, rappresenta un attacco diretto a uno dei pilastri del servizio pubblico svizzero e si inserisce in un contesto più ampio di delegittimazione e smantellamento progressivo delle prestazioni pubbliche.
Va inoltre ricordato che, a prescindere dall’esito della votazione di marzo, la SSR è già oggi chiamata a realizzare risparmi pari al 17% del proprio budget entro il 2029. Una ristrutturazione dolorosa è quindi già in atto, con pesanti conseguenze per il personale. L’iniziativa porterebbe invece a un vero e proprio smantellamento.
In un Paese come la Svizzera, plurilingue e federalista, il servizio pubblico non è un optional, ma una condizione necessaria per garantire coesione sociale, accesso equo all’informazione e partecipazione democratica. La SSR e le sue unità regionali svolgono una funzione essenziale, paragonabile a quella di altri settori fondamentali del servizio pubblico: sanità, scuola, amministrazione. Indebolirne uno significa indebolire l’intero sistema.
Il dimezzamento del budget della SSR non avrebbe solo conseguenze sull’offerta radiotelevisiva, ma colpirebbe duramente il lavoro, le competenze e il radicamento territoriale, in particolare nelle regioni periferiche. Per la Svizzera italiana significherebbe una perdita di produzione, di posti di lavoro e di capacità di rappresentazione. Ma il problema non riguarda solo una regione o un settore: riguarda il principio stesso di servizio pubblico.
È importante chiarire un equivoco ricorrente: indebolire il servizio pubblico radiotelevisivo non significa rafforzare i media privati locali. Significa invece consegnare la creazione dell’opinione pubblica a grandi gruppi multinazionali e alle piattaforme dei social media, governate da algoritmi opachi e logiche puramente commerciali. Un servizio pubblico forte resta un elemento di equilibrio e di tutela democratica.
Negli ultimi anni assistiamo a un attacco generalizzato ai lavoratori del servizio pubblico. Impiegati cantonali, personale sanitario, insegnanti, operatori dei media pubblici vengono spesso descritti come privilegiati o costosi, nonostante svolgano funzioni indispensabili. Una narrazione falsa che mira a dividere settori che condividono la stessa missione: garantire diritti, servizi e coesione.
Per questo motivo la risposta non può essere settoriale. Se cede un comparto del servizio pubblico, domani le falle si allargheranno, mettendo in pericolo anche gli altri. La difesa deve essere generale e solidale. Oggi i lavoratori del servizio pubblico radiotelevisivo hanno oggi bisogno di sostegno: ma sono stati e saranno sempre al fianco dei colleghi degli altri settori.
Difendere il servizio pubblico significa difendere una società più giusta, più informata e più solidale. Di fronte a un attacco generalizzato, serve un’unità altrettanto ampia e determinata!
Riccardo Mattei
Segretario Regionale Sindacato Svizzero dei Media