Si è svolta il 14 aprile 2026, presso lo Studio 2 RSI di Comano, l’assemblea generale ordinaria del Sindacato svizzero dei media (SSM) sezione Svizzera italiana, che ha visto una partecipazione molto significativa e un dibattito ricco e approfondito su numerosi temi centrali per il presente e il futuro del settore.
L’assemblea si è aperta con una retrospettiva dell’anno appena trascorso, un periodo particolarmente intenso per il sindacato e per tutto il mondo dei media. Il 2025 è stato infatti segnato sia dalla campagna contro l’iniziativa “200 franchi bastano”, sia dal lavoro costante per far fronte alle misure di risparmio che hanno colpito la SSR, in un contesto di crisi più generale del settore mediatico svizzero. In questo quadro, l’SSM ha ribadito il proprio ruolo attivo nel sostenere le professioniste e i professionisti dei media e nel difendere il servizio pubblico.
Nel corso dei lavori sono stati affrontati temi sindacali, statutari e organizzativi, così come le prospettive future del settore e dell’azione sindacale.
Confermata la co-presidenza e rinnovato il comitato
L’assemblea ha riconfermato alla co-presidenza Italo Carrasco e Sabrina Ehrismann, dando continuità al lavoro avviato nell’ultimo anno in una fase di rafforzamento e consolidamento del sindacato.
È stato inoltre rinnovato il comitato composto da
Sabrina Ehrismann (co-presidente)
Italo Carrasco (co-presidente)
Michael Rast
Loris Prandi
Paco Gambardella
Andrea Ognibene
Luca Moretti
Ivan Cincioni
Alessio Arigoni
Mattia Pacella
Lara Moro
Massimiliano Angeli
Boris Sussegan (cassiere)
Un particolare ringraziamento va a Lara Moro e Massimiliano Angeli, che entrano a far parte del comitato, così come all'uscente Renato Pugina per l’impegno e il contributo dato.
Ospiti e interventi
L’assemblea ha avuto il piacere di ospitare Nicole Rossi, segretaria dell’Unione sindacale svizzera Ticino e Moesa, che ha portato il suo saluto invitando tutte e tutti a partecipare al Primo Maggio di quest’anno a Lugano.
È stata inoltre presentata la campagna dell’USS Ticino e Moesa contro l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”, a cura di Leonardo Schmid, coordinatore della campagna e responsabile del gruppo Migranti di Unia.
Servizio pubblico e futuro del settore al centro del dibattito
Ampio spazio è stato dedicato alla situazione dei media in Svizzera e, in particolare, al futuro del servizio pubblico radiotelevisivo.
L’assemblea ha discusso con preoccupazione le recenti evoluzioni politiche e di politica aziendale della SSR, ribadendo la propria opposizione all'ordinanza del Consiglio federale che impone il canone a 300 franchi e sottolineando i rischi legati ai processi in corso, come il progetto “Enavant”, criticato per la mancanza di trasparenza e di reale coinvolgimento del personale.
È stato inoltre evidenziato come la crescente centralizzazione del potere decisionale in SSR rischi di indebolire il radicamento regionale, elemento fondamentale del servizio pubblico svizzero.
Approvate due risoluzioni
Al termine del dibattito, l’assemblea ha approvato due risoluzioni.
La prima, di carattere pubblico, prende posizione sulla situazione del servizio pubblico, chiedendo, alla luce dello schiacciante risultato alle urne, alla politica di rivedere la riduzione del canone e alla SSR di garantire maggiore trasparenza e coinvolgimento del personale nei processi di riorganizzazione.
La seconda, indirizzata al Comitato nazionale SSM, pone una serie di richieste interne al sindacato: dalla necessità di assumere posizioni più chiare e incisive, al rafforzamento del radicamento nei luoghi di lavoro e delle strutture regionali, fino al miglioramento della collaborazione tra livello nazionale e regioni.
In questo contesto, l’assemblea ha anche sottolineato l’urgenza di lavorare concretamente per un miglior finanziamento del servizio pubblico, più congruo e sociale, aprendo la prospettiva di sviluppare una proposta che possa sfociare, nel medio periodo, anche in un’iniziativa popolare.
L’assemblea di Comano ha confermato un sindacato vivo, partecipato e determinato a svolgere un ruolo attivo in una fase complessa per il settore, con l’obiettivo di difendere il servizio pubblico, le condizioni di lavoro di chi lo rende possibile ogni giorno e tutte le professioniste e i professionisti dei media.