Libertà di stampa: cifre allarmanti tra guerre, dittature e pressioni economiche
Per la Giornata mondiale della libertà di stampa, Reporter senza frontiere (RSF) pubblica la classifica 2026. I dati mostrano che il livello medio globale della libertà di stampa ha raggiunto un nuovo minimo storico.
Oggi, i conflitti armati e la repressione dell’informazione rappresentano le minacce più gravi alla libertà di stampa. In paesi come Iraq, Sudan e Yemen, le guerre in corso ne sono la principale causa. Particolarmente drammatica è la situazione nei territori palestinesi: dall’ottobre 2023, nella Striscia di Gaza oltre 220 operatrici e operatori dei media sono stati uccisi dall’esercito israeliano, di cui almeno 70 mentre svolgevano la loro attività giornalistica.
Al contempo, regimi autoritari come quelli di Cina, Eritrea, Russia e Iran reprimono la libera informazione attraverso censura e repressione sistematiche. Le regioni oggi più pericolose per le giornaliste e i giornalisti sono l’Europa orientale, segnata dalla guerra in Ucraina, e il Medio Oriente, dove i conflitti a Gaza, in Libano e in Iran fanno aumentare sensibilmente il rischio di violenze mortali.
Inoltre, la crescente pressione economica indebolisce la libertà di stampa a livello globale: redazioni e professioniste e professionisti dei media si trovano sempre più spesso a dover conciliare l’indipendenza editoriale con le esigenze economiche.
E in Svizzera?
Il nostro Paese occupa l’ottavo posto nell’indice mondiale della libertà di stampa ed è classificato come paese con condizioni «soddisfacenti». Si tratta di un risultato positivo, che tuttavia non deve indurre all’autocompiacimento. Anche in Svizzera si tenta di limitare il giornalismo critico attraverso intimidazioni, in particolare mediante azioni legali strategiche, le cosiddette SLAPP, e altri strumenti legali. Inoltre, il panorama mediatico svizzero è segnato da un progressivo indebolimento strutturale: i tagli occupazionali presso la SSR e le grandi case editrici finiscono per compromettere l’attività giornalistica proprio nei contesti in cui l’informazione solida e indipendente è essenziale: nelle regioni e nel lavoro di approfondimento.
Rivendicazioni dell’SSM
L’SSM si impegna per un panorama mediatico pluralistico, per buone condizioni quadro e per la tutela della libertà di stampa. In concreto:
- Le professioniste e i professionisti dei media nelle zone di conflitto hanno diritto a una maggior protezione. La Svizzera deve rafforzare il proprio impegno per la tutela delle giornaliste e dei giornalisti nel mondo: sul piano diplomatico, negli organismi internazionali come l’ONU e attraverso il sostegno alle organizzazioni che difendono le professioniste e i professionisti dei media incarcerati o perseguitati. L’impunità per gli attacchi alla stampa non deve diventare la norma.
- Le redazioni devono essere messe in condizione di sostenere il lavoro giornalistico in situazioni a rischio, garantendo risorse adeguate, tutela legale e supporto psicologico per le professioniste e i professionisti dei media.
- Le professioniste e i professionisti dei media devono poter beneficiare di condizioni di lavoro eque e di salari adeguati – solo chi lavora senza pressioni economiche può garantire un’informazione realmente indipendente.
- La politica è chiamata all’azione: l’esito della votazione popolare dell'8 marzo 2026 è un mandato chiaro. Il servizio pubblico mediatico deve essere rafforzato, poiché costituisce una base essenziale per la coesione sociale della Svizzera.