(Di seguito il testo del comunicato stampa congiunto SSM/Syndicom del 26.02.2026)
In questi giorni tio.ch ha ripreso e rilanciato un articolo della Neue Zürcher Zeitung (NZZ) relativo ai salari e alle condizioni di lavoro della SSR. La ripresa dell’articolo, senza un’adeguata contestualizzazione per la Svizzera italiana, contribuisce ad alimentare una narrazione fuorviante e pericolosa.
Le cifre citate non riflettono la realtà della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI). Nella Svizzera italiana i salari sono mediamente molto inferiori rispetto alla media nazionale SSR. Utilizzare dati aggregati a livello svizzero per descrivere indistintamente tutte le realtà regionali significa offrire un quadro incompleto e distorto, che non tiene conto delle differenze salariali e delle condizioni economiche del territorio.
Ancora più grave è l’impostazione che presenta diritti contrattuali e salari dignitosi come fossero “privilegi”. Il servizio pubblico radiotelevisivo ha un mandato preciso: garantire qualità, indipendenza, pluralismo e imparzialità. Standard elevati nell’informazione non possono essere disgiunti da condizioni di lavoro trasparenti, giuste e dignitose. Indebolire un buon contratto collettivo significa esercitare una pressione verso il basso su tutto il settore mediatico, dall’audiovisivo alla carta stampata.
In un mondo del lavoro sempre più sotto pressione, con il potere d’acquisto in continua erosione, occorre smettere di attaccare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e iniziare piuttosto a chinarsi sul rafforzamento dei diritti e dei salari di quella vasta parte del settore giornalistico che oggi è priva di coperture contrattuali collettive. Da più di 20 anni i sindacati chiedono un contratto collettivo per la carta stampata, più in generale, per l’intero settore dei media privati. Il problema non è che una parte abbia “troppi diritti”, ma che troppi professionisti ne abbiano troppo pochi.
L’idea che si possa risparmiare erodendo salari e tutele è semplicemente inaccettabile. La qualità dell’informazione, l’indipendenza editoriale e il rispetto del mandato pubblico si fondano anche sulla sicurezza economica di chi lavora. Comprimere le condizioni di lavoro significa indebolire l’intero sistema dell’informazione.
SSM e Syndicom hanno voluto prendere congiuntamente questa posizione proprio per ribadire una scelta chiara: non contrapporre pubblico e privato, ma costruire circoli virtuosi di diritti, di solidarietà e di rafforzamento reciproco tra tutti i settori dei media. L’obiettivo non è abbassare gli standard dove esistono, ma estenderli dove mancano.
Rifiutiamo con decisione la logica del “dividi et impera” e la retorica dei presunti privilegiati. È una retorica già utilizzata in passato per fare scempio delle ex regie federali e per giustificare smantellamenti e privatizzazioni. È la stessa retorica che viene sistematicamente impiegata per attaccare il servizio pubblico in generale. Ed è, più in profondità, uno strumento utilizzato da anni per mettere in discussione tutti i contratti collettivi di lavoro, presentandoli come privilegi anziché come strumenti di tutela e di equilibrio sociale.
Ogni volta che questa impostazione ha prevalso, a perdere sono state le lavoratrici e i lavoratori, indipendentemente dal settore professionale. Non accetteremo che questa dinamica venga riproposta oggi contro chi garantisce quotidianamente un’informazione di qualità al servizio della collettività e contro chi difende condizioni di lavoro dignitose per tutte e tutti.