L'8 marzo 2026 le/i votanti decideranno il futuro del panorama mediatico svizzero. L'Iniziativa “200 franchi bastano (Iniziativa SSR)” chiede la riduzione del canone radiotelevisivo dagli attuali 335 franchi a 200 franchi e intende esentare tutte le aziende dal pagamento del canone. Ciò comporterebbe una riduzione del budget della SSR dagli attuali 1,2 miliardi di franchi a circa 630 milioni. Questo massiccio indebolimento della SSR non avrebbe solo ripercussioni dirette sull'offerta di programmi, ma destabilizzerebbe l'intero sistema mediatico svizzero. Ne sarebbero colpiti anche i media privati, le società di produzione, gli operatori culturali, le/gli indipendenti dei media e gli istituti di formazione.
Silvia Dell'Aquila, segretaria centrale del sindacato dei media SSM, avverte: «L'iniziativa mette a rischio migliaia di posti di lavoro nel settore dei media, nell'industria audiovisiva, nella cultura e in molti settori dei servizi, e con essi anche un pezzo dell'identità svizzera. Una tale riduzione indebolisce anche la piazza economica svizzera e distrugge competenze insostituibili.» Un sì all'iniziativa SSR comporterebbe infatti la soppressione di circa 2450 posti di lavoro a tempo pieno, direttamente alla SSR, ma anche la perdita di un numero altrettanto elevato di posti di lavoro presso aziende esterne, mentre le/gli indipendenti del settore dei media dovrebbero fare i conti con perdite ingenti (cfr. anche lo studio del BAK, 2024).
I professionisti dei media non si lasciano dividere: l'iniziativa che mira a dimezzare la SSR danneggia tutti
Contrariamente all'affermazione secondo cui i media privati trarrebbero vantaggio da un indebolimento della SSR, è evidente che la crisi del settore dei media è di natura strutturale, dovuta al cambiamento delle abitudini di consumo, al calo degli introiti pubblicitari e al crescente dominio delle piattaforme tecnologiche straniere. E non può essere risolta con tagli al servizio pubblico mediatico, anzi, se l'iniziativa venisse approvata, tutti ne uscirebbero perdenti, sia la SSR che le aziende mediatiche private.
Michael Burkard, co-direttore dell'associazione professionale dei giornalisti impressum, spiega: «La SSR e i media privati sono complementari, sono reciprocamente dipendenti e complementari. Se si indebolisce la SSR, l'intero ecosistema mediatico perde vitalità. I media privati non traggono alcun vantaggio dal dimezzamento del budget della SSR, anzi, anche loro ne risulterebbero indeboliti».
Nessun alleggerimento tangibile, ma gravi effetti collaterali
I sostenitori dell'iniziativa anti-SSR fanno credere alle/ai votanti che un canone più basso offrirebbe loro un sollievo finanziario. Ma sono proprio le famiglie a sostenere il peso maggiore dell'onere finanziario se l'iniziativa venisse adottata. Infatti, il 20% circa delle aziende svizzere che oggi pagano ancora un canone ne sarebbero completamente esentate. Ciò non risolverebbe il problema dell'alto costo della vita, e i media privati non ne trarrebbero un vantaggio. Stephanie Vonarburg, vicepresidentessa di syndicom e responsabile del settore Media, afferma: «A trarre vantaggio dall'iniziativa sarebbero i giganti internazionali dello streaming come Netflix, Amazon e simili, che potrebbero vendere abbonamenti più costosi, e ancora una volta, le aziende con una forte capacità finanziaria. Se l'ampia offerta della SSR venisse dimezzata, ciò comporterebbe un taglio devastante al servizio pubblico in Svizzera». Chi guarda i dati reali si rende conto che se l'attuale programma offerto dalla SSR dovesse essere coperto da diversi canali a pagamento, ciò costerebbe alle famiglie più dell'attuale canone radiotelevisivo. Senza i necessari mezzi finanziari non sarebbe più possibile garantire un programma completo in tutte le lingue nazionali, la copertura giornalistica di tutte le regioni, lo sport, la cultura e un'informazione indipendente.
Un sistema mediatico forte è nell'interesse pubblico
Un panorama mediatico diversificato in Svizzera è un presupposto fondamentale per la stabilità democratica, la coesione sociale e una forte piazza economica. L'iniziativa anti-SSR non offre soluzioni alle reali sfide che il settore dei media si trova ad affrontare. Mette a repentaglio la diversità dei media, distrugge posti di lavoro e i media di servizio pubblico, senza risolvere i problemi che pretende di affrontare. Per questo motivo, le associazioni dei media SSM, syndicom e impressum raccomandano un chiaro «no» all'iniziativa “200 franchi bastano (Iniziativa SSR)”